La novità radicale di questa metodologia, rispetto alla quale tutte le altre appaiono rimaste ferme ai pionieristici primordi di svariati anni fa (come testimoniano gli stessi protagonisti non vedenti) consiste essenzialmente in un’impostazione rivoluzionaria che riesce a soddisfare in ogni fase un principio di “autonomia consapevole” del non vedente e, al contempo, di autentica “conoscenza ambientale” da parte sua.
In pratica, l’ottenimento tangibile dell’obiettivo di considerare il non vedente non più solo trasportabile passivamente sott’acqua, bensì protagonista assoluto di sé stesso in immersione, con l’apporto del suo accompagnatore limitato al solo ruolo che il cane-guida ha nella vita di tutti i giorni. In sintesi non più un disabile bensì un subacqueo a tutti gli effetti, che può effettuare turismo subacqueo ed immergersi in ogni mare del mondo.
Si tratta di un approccio e una filosofia estendibili a livello internazionale, come lo sono le problematiche della disabilità, che non conoscono confini e si assomigliano sotto qualsiasi latitudine, al pari delle opportunità che offrono. Tra cui quella di un contenuto dallo straordinario potere formativo dal punto di vista psicopedagogico, anche per l’aggiornamento di un qualunque operatore didattico, perfino nel suo comune lavoro coi sub normodotati.
A sancire tutto questo arriva il prestigioso riconoscimento della Cmas, ottenuto da Albatros come ideale sigillo di qualità e innovazione.

 

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